Basilissa

a cura dell’allievo Massimo Paggin

La Basilissa (“Regina”) raffigura la Madre di Dio assisa in trono, in vesti – appunto – di basilissa o imperatrice.
Si tratta di una figura del tipo trionfale già abbozzato dall’arte romana catacombale nella scena dell’Adorazione dei Magi, e che si è affermato dopo i Concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451), nei quali la Chiesa riconobbe la divina maternità di Maria fregiandola del titolo di Theotokos. L’Adorazione dei Magi non è la semplice illustrazione della narrazione evangelica, ma contiene tre significati più profondi: l’affermazione cioè che anche i gentili sono chiamati ad adorare il Figlio di Dio, che esprimono una sottomissione riservata a Dio solo, che si rivolgono al Bambino sulle ginocchia della Madre, seduta in trono, da cui deriva il tema della Maestà.
A partire dall’epoca di Giustiniano (VI secolo) si vede troneggiare questa immagine in Istria (Parenzo) e a Ravenna, a Costantinopoli in Santa Sofia, a Salonicco nella Chiesa di San Demetrio, e altrove. Prima, e durante la crisi iconoclastica, il tipo rifulge soprattutto a Roma, estranea ai torbidi della lotta. Dopo l’iconoclastia, il tipo torna in auge e alla Madonna in trono viene riservato il posto d’onore nel catino absidale delle chiese.
Il tema della Maestà della Vergine, circondata da angeli, si diffonde in tutte le regioni dell’Impero Bizantino. Una delle prime icone su tavola di questo tipo e risalente al VI secolo, fa parte della collezione del monastero di Santa Caterina al Monte Sinai (vedi foto). La pittura è ad encausto e raffigura la Madre di Dio seduta in trono che tiene sulle ginocchia il Bambino: ha ai suoi lati i Santi Teodoro e Giorgio e, dietro di lei, due angeli.
Nelle icone, la Madonna seduta in trono con il Figlio in grembo si presenta affiancata da santi e angeli, quale regina della corte celeste: è riconosciuta come Regina degli angeli e dei santi.
Si conoscono parecchie varianti del tipo-base, come la Nicopeia, la Angheloktistos, la Panachrantos, la Pantanassa, la Ypsilotera ton Angelos, la Platytera, ecc.
Su alcuni sigilli in piombo si trova il titolo di Kyriotissa. Ma indica d’ordinario una variante: la Vergine vi è rappresentata in piedi, mentre stringe il Figlio al petto e lo offre all’adorazione.
Sebbene la rappresentazione della Madre in maestà con il Bambino si sia diffuso fin dai primi secoli sia in Oriente che in Occidente, non è mai diventata un tipo iconografico propriamente detto, ma dopo il Concilio di Efeso, il suo atteggiamento esprime un’idea essenzialmente teologica: il dogma della Maternità Divina.

 

Fonti: 
Georges Gharib, Le icone Mariane – storia e culto, Città Nuova Editrice