Eleousa

a cura dell’allievo Massimo Paggin

L’Eleousa  (Madre di Dio della Tenerezza), variante della più antica e solenne Odighitria, esprime l’intensità del rapporto tenero e affettuoso tra la Madre e il Bambino. Essa abbandona l’atteggiamento statico proprio dell’Odighitria, nella quale non v’è posto per i sentimenti; al contrario, essa lascia trasparire un innegabile senso di affettuosità e tenerezza. Il tema è soprattutto l’intimità affettuosa tra il Figlio e sua Madre, stretti in un intenso, tenero abbraccio.
La Madre di Dio porta il Bambino sul braccio e lo stringe a sè, toccando con la guancia destra la sua guancia sinistra. I volti non sono più rigidi e frontali, ma rivolti l’uno verso l’altro. Il Figlio, con un braccio circonda il collo della Madre; le due figure si scambiano carezze. La Madre di Dio è pensierosa, mentre stringe a sè il Figlio. La tradizione vuole che in questo gesto sia colto il momento in cui Dio-Bambino rivela alla Madre il mistero della morte e della resurrezione; il riverbero del dolore, dell’amore e della serena accettazione della volontà divina si coglie sul volto di Maria attraverso i contrasti di luce e ombre, nella profondità colma di stupore del suo sguardo triste e assorto.
Il nome Eleousa (dal greco “έλεος” = misericordia) designa appunto l’atteggiamento amoroso della Madre volto a suscitare la pietà (eleos) e la misericordia del Figlio verso i fedeli, e anche l’affetto reciproco tra Lei e il Figlio. Il tipo mette in rilievo l’affetto che lega Madre e Figlio in vista del bene da elargire ai fedeli. Questo tipo sottolinea l’umanità del Figlio, mentre quello dell’Odighitria la divinità di Lui.
Il nome Eleousa è stato dato all’icona dagli storici e critici moderni perché nessuna delle icone bizantine appartenenti a questa tipologia, porta questo nome. La prima apparizione dell’Eleousa a Costantinopoli risale al periodo tra il XI e XII secolo. Essa si diffonde a Bisanzio e in Russia nel XII secolo. A partire dal XIV secolo in Russia, dove questa tipologia ebbe una fioritura straordinaria, le icone prendono il nome di Умиление (umilenie = tenerezza).
Dell’Eleousa sono pervenute molte riproduzioni nelle forme più svariate: mosaici, affreschi, monete, icone. Il tipo esiste con maggiore frequenza a mezzo busto, ma altre raffigurazioni riproducono la Madre di Dio a figura intera, in piedi, o seduta. La copia più antica è in avorio. La copia più bella, invece, è la Vergine di Vladimir, dipinta a Costantinopoli e portata a Kiev nel 1130: da qui il principe Bogoljubskij, dopo aver conquistato la città, il 21 settembre 1160, trasportò l’icona a Vladimir, città da cui prese il nome.
Esistono numerose varianti dell’Eleousa: in esse si ritrovano gli elementi distintivi del tipo, ma con alcune modifiche nei gesti e nell’espressione affettiva: il Bambino inizia a presentare i movimenti del corpo, si agita, accarezza con la mano la guancia della Madre e questa cerca di calmarlo, ecc.

 

Nell’icona della Vergine di Vladimir (vedi foto) l’iconografo ha fuso insieme la tipologia dell’Eleousa e quella dell’Odighitria: mentre infatti i volti dei due protagonisti si stringono in uno slancio affettuoso, il braccio della Madre rimasto libero indica il Figlio (è “Colei che indica la Via”).

Fonti: 
Georges Gharib, Le icone Mariane – storia e culto, Città Nuova Editrice
Olga Popova – Engelina Smirnova – Paola Cortesi, Icone, Guide Cultura Mondadori